Un tempo si parlava solo di CAD (Computer Aided Design), ora si sta iniziando a parlare di BIM (Building Information Modeling). Questo nuovo post è dedicato alla tecnologia applicata alla progettazione architettonica. Come molti di voi già sapranno sono laureato in Architettura dunque sono abbastanza sensibile alle innovazioni tecnologiche in questo settore.

La transizione da CAD a BIM in realtà è già avvenuta, se ne inizia a parlare solo adesso perché solo ora si sta cercando di aggiornare le normative e trovare definizioni che possano essere condivise da tutti. In realtà però l’utilizzo di software di modellazione ha fatto ampiamente il suo ingresso negli studi di progettazione più al passo coi tempi già da almeno un decennio se non due.

Anzitutto bisogna sottolineare il fatto che CAD e BIM non sono due cose “diverse”, semplicemente il BIM è una evoluzione del CAD; se prima si disegnavano piante, sezioni e prospetti sul monitor, in maniera separata, col BIM si disegna l’intero edificio in maniera tridimensionale. Il passaggio riguarda dunque il numero di dimensioni della rappresentazione, prima erano 2 ora sono 3. Semplificando molto questo è!

La domanda che ci si pone a questo punto è sempre la stessa, ogni qualvolta ci si ritrova di fronte ad un’innovazione di portata massiccia come può essere considerata questa: cosa guadagniamo? Cosa perdiamo?

Voglio focalizzare questo intervento solo sulla seconda domanda, poiché i benefici credo possano essere afferrabili e comprensibili a chiunque, non solo agli addetti ai lavori. Meno afferrabili sono invece i problemi che possono scaturire da sistemi di progettazione come questi. Ne sottolineerò due; il primo riguarda strettamente la professione, il secondo riguarda invece il committente e le possibilità che lo stesso possa rimanere “ingannato”.

*** *** ***

La mente si impigrisce…

La sostanziale differenza che corre fra il disegno 2D e quello 3D è che nel primo caso mentre si disegna si deve avere ben chiaro nella propria testa “quello che c’è dietro… o sopra”. Nel disegno di una planimetria rientrano anche i segni distintivi degli alzati, ed è chiaro che per poterli fare bisogna che siano chiari nella nostra mente. E’ dunque necessario avere una certa capacità di astrazione per rappresentare su due dimensioni qualcosa che invece funziona su tre. Una capacità che tiene viva la nostra mente, ci porta a spingerci oltre, talvolta a osare. In poche parole l’Architetto utilizza quella che in genere è la sua più grande qualità: l’immaginazione!

Col disegno 3D questo accade molto meno, si può andare “per tentativi”, ci è concessa questa libertà. Una libertà che in taluni casi, se abusata, potrebbe finire per fare più danno che altro. L’errore non è più grave, non esistono errori gravi perché possono essere riparati in scioltezza. Viene meno, in parte, la necessaria meditazione propedeutica al disegno di un qualunque progetto.

*** *** ***

Il committente si illude…

Non è raro, quando ci si muove in questi ambienti lavorativi, assistere alla corsa “a chi lo fa più reale”. Sto parlando della renderizzazione dei modelli ottenuti; ormai con i motori a disposizione e con i software sempre più all’avanguardia è possibile ottenere delle immagini che tutti stenteremmo a riconoscere come “inventate”. Potrebbero essere benissimo delle fotografie! Il problema che deriva da questo è ovvio: se le mostriamo a chi non è consapevole di determinate storture egli non potrà far altro che illudersi che, magari, la propria casa sarà esattamente identica all’immagine che gli abbiamo mostrato. Un inconveniente non di poco conto come potete immaginare.

*** *** ***

Personalmente continuo a preferire processi di progettazione più “classici” e conseguenti elaborati decisamente più neutri. Alla faccia della comodità! Siamo in ogni caso di fronte alla solita questione secondo la quale le innovazioni tecnologiche sono davvero buone solo quando vengono utilizzate bene. Ci sono tanti sistemi grafici per ovviare alla possibile illusione di un’immagine che sembra una fotografia. Uno degli espedienti spesso utilizzati in questo senso è lo stravolgimento della luce; sparata a 1000, chiaramente irreale ma che riesce a fornire immagini particolarmente suggestive.

Devo dire che non amo molto questo sistema, preferisco altri stratagemmi (nonostante la mia repulsione verso il BIM anch’io di tanto in tanto mi ci confronto).

Di seguito lascio un’immagine per far capire cosa intendo. Un cielo da cartone animato, persone trasparenti, colori accesi e una definizione non troppo spinta ritengo siano sufficienti: si capisce l’idea, ci si fa un’idea, ma è impossibile illudersi che la realizzazione sia tale e quale quello che è possibile vedere nell’immagine. In sostanza non si lascia spazio a fraintendimenti.

Un mio elaborato non troppo elaborato

18 votes, average: 5.00 out of 518 votes, average: 5.00 out of 518 votes, average: 5.00 out of 518 votes, average: 5.00 out of 518 votes, average: 5.00 out of 5 (18 votes, average: 5.00 out of 5)
You need to be a registered member to rate this.
(3212 total tokens earned)
Loading...

Responses