Conosciute nell’antichità per le loro virtù medicinali, apprezzate dai ricercatori moderni, sono anche gustose pianta ornamentali.

Non tutti scienziati sono concordi sull’esatta etimologia del genere Marrubium. Alcuni ne attribuiscono l’origine a un vecchio epiteto di Plinio, altri, con convinzione, fanno derivare il nome dalla lingua ebraica riferendosi evidentemente al sapore amarissimo di questo genere di piante e al loro caratteristico habitat: tutte le specie conosciute prediligono luoghi aridi, siccitosi, assolati. Tutti pero sono concordi nel dire che la conoscenza dei Marrubium, in particolare Marrubium vulgare, risale all’antichità: sia come pianta sacra agli egizi, che la usavano nei sacrifici alle divinità, sia come essenza prediletta da greci e romani. Questi popoli ne intuirono ineguagliabili virtù medicinali per le affezioni dell’apparato respiratorio e proprietà tonico-amare, stimolanti-digestive, antitossiche e antiscorbutiche.

Ottima per tutto. Virtù ampiamente confermate dai moderni ricercatori. Agli usi terapeutici, si aggiungono gli usi in liquoreria per alcuni preparati alcolici a base d’erbe, in confetteria per dar gusto amarognolo ai canditi e sopratutto in cucina come aromatizzante di carni e pesci alla griglia, stufati, salse, ripieni e insalate. Marrubium vulgare o erba apiola, specie eletta fra una trentina e più di altre, è un’erbacea perenne sui 40-70 cm, a portamento eretto con steli cotonosi, quadrangolari, portanti foglie increspate, grigio-argento, e in estate verticillati di fiori in glomeruli a corolla bianco-rosea, all’ascella delle foglie. Nonostante provenga dalle temperate regioni dell’Asia e benché sia di condizione plebea, la pianta ha un aspetto molto piacevole tale da poterlo considerare pianta adatta a ben figurare tra le erbacee perenni di un border, o più propriamente nell’insieme armonico di un Orto dei Semplici. È specie molto rustica, che sopporta senza segni evidenti di sofferenza le temperature più rigide, sempre che la si coltivi in terreno ben drenato, sabbioso, in esposizione a pieno sole. In primavera sara utile accorciarne gli steli a circa 10 cm dal suolo per stimolare una crescita ordinata e compatta. Raramente nominati nei testi, sono invece altri marrubium con le medesime proprietà e ancora più ornamentali: Marribium incanum una bella erbacea perenne di 40-50 cm di altezza con stelli morbidi, eretto-ascendenti, portanti foglie arrotondate coperte da lucida peluria argentata e fiori in verticilli astri di glomeruli globosi, bianco-latte. Le foglie fresche odorano gradevolmente di muschio. È una specie che si distingue per la sua eleganza nel giardino delle aromatiche, ed è molto adatta per l’attualismo spazio dedicato alle piante a foglia grigia. La sua coltivazione è delle più semplici, perché esige solamente che le piante vengano poste in posizione a pieno sole, in terreno ben drenato e sabbioso. Esige anche una severa potatura di contenimento in primavera ( in inverno l’arruffio di steli e foglie può servire di copertura alle piante). 

La più bella. Marrubium velutinum  ha uno sviluppo più limitato, sui 30-40 cm, foglie piccole, increspate, grigio-argento e fioritura, a corolla bianca. La sua varietà (friwaldskianum) è invece la specie più bella che si possa contare fra le piante aromatiche e medicinali. Infatti il suo portamento eretto e vigoroso, ricco di steli cotonosi, offre grandi foglie marginate, grigio-argento, quasi plissettate come piccoli  ventagli. La fioritura, portata come in tutto il genere in verticillati a glomeruli compatti, è a corolla bianco-latte. È certo fra i marrubium di più grande sviluppo perché raggiunge i 60-75 cm di altezza, e deve essere controllato già nell’autunno, tagliando tutti gli steli alla base, perché la pianta esca dall’inverno forte e compatta, con una bella forma. Marrubium peregrinum è forse la specie di aspetto meno grigio del genere, con foglie lanceolate, verde-grigio, dentellate. Le corolle dei singoli fiori sono bianche, l’altezza si mantiene sui 35-45 cm.

Per coltivarla. Tutte le specie di marrubium si possono riprodurre facilmente da seme in primavera, in terriccio sabbioso mescolato a vermi-composta e a terra normalmente calcarea, o per talee alla fine dell’estate. Queste verranno poste in cassette o grossi vasi, che dovranno essere riparati sotto vetro in inverno. In primavera avanzata, le singole talee radicate vanno messe in singoli vasetti e poste poi a dimora in posizione ben assolata non appena le piantine saranno ben sviluppate.

Indicazioni: L’elisir  antinfluenzale più efficace per combattere tutti i sintomi come raffreddore, tosse e raucedine. Sopratutto ideale in casi di bronchite acute e croniche, pertosse e attacchi di tosse persistenti, asma e catarro polmonare, espettorante. Foglie fresche di una qualsiasi delle specie descritte possono essere pestate finemente in un mortaio, impastate con miele, e a mo’ di pastiglia prese contro un accesso incontenibile di tosse. Una decozione tiepida di poche foglioline calma istantaneamente il dolore e il prurito che seguono alla puntura di insetti.

 

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