Un saluto a tutti,

molto probabilmente a molti di voi il nome Janet Yellen non dirà nulla, eppure ha ricoperto una carica davvero importante per l’ecosistema finanziario Americano (e di conseguenza anche mondiale), essendo stata fino a pochi mesi fa il presidente della Federal Reserve Statunitense (comunemente chiamata FED).

Di certo il suo mandato non verrà ricordato per una condotta ineccepibile o per dichiarazioni coerenti, visto che spesso è riuscita a smentire la stessa politica della Fed cui era alla guida o le previsioni elaborate dopo attenti studi; la stessa politica dei tassi d’interesse è stata più volte rielaborata nel corso del suo mandato facendo emergere dei dubbi sulle reali prospettive di crescita elaborate dal suo staff. Abbastanza clamorosa fu la sua dichiarazione di più o meno un anno fa (eravamo a fine settembre 2017), nella quale dichiarò:

“Io e i miei colleghi potremmo aver giudicato male la forza del mercato del lavoro, le aspettative inflazionistiche rapportate agli obiettivi o anche le forze fondamentali che guidano i prezzi al consumo”

Questo preambolo è stato per me doveroso per sottolineare la validità che la notizia che vado a riportarvi può avere per il sottoscritto, ma è per me interessante riportare anche le voci di chi ottusamente continua a pensare che le criptovalute non siano utili, siano una bolla o possano addirittura costituire un pericolo. 

Infatti se solo ieri vi parlavo di come il mercato cominci a vedere il Bitcoin come un bene rifugio o una riserva di valore, perentoria arriva la dichiarazione di chi la vede in maniera diametralmente opposta.

L’intervento della Yellen al Canada FinTech Forum 2018 che si è tenuto a Montreal, è di quelli che non lasciano spazio alle interpretazioni: il Bitcoin non è una fonte stabile di valore e per questo non ha alcuna utilità. Questa nel dettaglio un estratto della sua dichiarazione:

It’s not used for a lot of transactions, it’s not a stable source of value, and it’s not an efficient means of processing payments. It’s very slow in handling payments. It has difficulty because of its very decentralized nature.

Inutilità dovuta, a suo dire, a causa della lentezza nel gestire le transazioni e all’instabilità nel valore, all’inefficienza nel processare i pagamenti, tutto a causa della natura decentralizzata del Bitcoin. Un intervento che manifesta tutta la cecità di fronte all’innovazione e che è stato fortemente criticato prima di tutto dall’amministratore delegato di Satoshi Portal, Francis Pouliot, che era presente al Forum durante la dichiarazione della Yellen. Infatti Pouliot , in un Tweet immediatamente successivo alle sue parole, ha definito la Yellen come un NPC (Non-Player Character), termine che chi è pratico dei giochi di ruolo conosce molto bene, cioè un personaggio non giocante che è controllato da un entità superiore, in questo caso la FED.

Infatti sebbene la Yellen non sia più presidente della Federal Reserve, secondo Pouliot parlerebbe ancora in sua vece e le sue dichiarazioni non farebbero altro che fornire linee guida al Bitcoin FUD (Fear, Uncertainty, Doubt) per creare instabilità contro lo sviluppo di Bitcoin. Parole, quelle dell’amministratore delegato, che mi sento di appoggiare pienamente in quanto la Yellen non è nuova a questo genere di dichiarazioni contro BTC, dimostrando tutto “l’ostracismo” contro la criptovaluta.

Già un anno fa, la Yellen definì il Bitcoin come “un asset puramente speculativo“, calcando la dose con la negazione categorica di un qualsiasi interesse della FED all’emissione di una propria moneta virtuale. Va sottolineato come dal 2014 (anno del suo insediamento alla Federal Reserve Statunitense), il tenore delle sue dichiarazioni contro BTC sia rimasto sempre inalterato in chiave critica.

Che le Banche Centrali siano ancora completamente avverse alle criptovalute, non è una grossa novità. Ne parlai anche in un articolo di circa un mese fa scritto a margine di una dichiarazione di Mario Draghi, presidente della BCE (Banca Centrale Europea) nel quale sottolineavo come le stesse Banche Centrali siano organi privati gestiti da entità che il più delle volte sono gruppi Bancari. Quindi va da se che finchè le banche non si adegueranno alle criptovalute, cercheranno in tutti i modi di ostacolarle anche per la natura decentralizzata delle monete virtuali che quindi risultano ingestibili in maniera centralizzata, cosa che le banche attualmente fanno con le monete Fiat.

Ma esistono anche economisti (o presunti tali) che continuano a sparare sentenze contro le criptovalute, come ad esempio Nouriel Roubini, docente ed economista statunitense. Nonostante il suo ruolo di professore di economia alla New York University e di presidente una società economica specializzata in analisi finanziaria (RGE Monitor), in ricorrenti dichiarazioni continua a prevedere il crollo dell’intero ecosistema delle criptovalute, definendolo un’enorme bolla speculativa. Questo nonostante numerosi colleghi continuino a invitarlo a rivedere le sue considerazioni, attribuendogli una scarsa conoscenza della materia, appunto le criptovalute.

Insomma, le criptovalute continuano a dividere l’opinione pubblica, tra chi continua ad essere scettico nonostante i quasi 10 anni all’attivo da parte di Bitcoin e chi vede le monete virtuali e l’intero ecosistema come il futuro del mondo finanziario mondiale. Ho già espresso le mie perplessità sui contrarian, in quanto immagino che lo sviluppo di un ecosistema finanziario decentralizzato possa mettere a rischio dei privilegi a cui i poteri forti non vogliono rinunciare; quindi cerco di essere mentalmente quanto più libero possibile quando affronto questi discorsi e indubbiamente a mente lucida e distaccata, non posso non constatare come le criptovalute possano risolvere molti problemi di inequità, squilibri economici e differenze sociali.

Un saluto, Carlo.

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Fonte: cointelegraph.com

Image Sources: Featured  (CC BY 2.0 by fordschool  for Flickr), 1  (CC BY 2.0 by donkeyhotey for Flickr), 2

 

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