Un saluto a tutti,

il tema sicurezza, quando si parla di Exchange che permettono di scambiare criptovalute, è sempre molto attuale. Non è una cosa inusuale leggere di uno di questi exchange che viene hackerato con una notevole quantità di criptomonete che spariscono nel nulla.

Io stesso qualche tempo fa parlai del caso dell’exchange giapponese Zaif (QUI l’articolo) che fu’ violato per la ragguardevole cifra di oltre $60 milioni a causa di un attacco ordito probabilmente da un’organizzazione criminale formata da hacker. E’ per questo motivo che ho trovato molto interessante lo studio sul livello di sicurezza degli exchange pubblicato da ICORating, una piattaforma online che si occupa dell’analisi del settore delle criptovalute.

Questo studio si è concentrato sui primi cento exchange in ordine di volume giornaliero di scambi e che comunque superavano almeno la soglia di un milione di dollari. I fattori presi in considerazione per assegnare un punteggio a ciascun servizio di scambio sono stati: 

  • protezione degli utenti
  • sicurezza dei protocolli
  • robustezza del codice
In base a questi fattori è poi stata stilata una classifica per mettere in evidenza quali sono gli exchange più sicuri, almeno secondo questo studio.

I risultati hanno messo in evidenza parecchie sorprese. Se a condurre la classifica è Coinbase PRO con un valore di 89 su 100, quindi non una sorpresa (e dopo vi spiegherò anche il perché), a lasciarmi abbastanza perplesso è stato vedere un exchange blasonato come Binance, faticare a superare quota 60 raggiungendo un “sofferto” 63, mentre addirittura Bitfinex e Bitstamp hanno totalizzato un punteggio inferiore a 50 (rispettivamente 43 e 37).

Insomma se qualcuno aveva la convinzione che bastasse il nome altisonante come garanzia di scambi sicuri e protezione dei propri fondi si deve ricredere. In generale lo studio ha mostrato come ben un terzo degli exchange presi in esame presentasse errori nel proprio codice che potevano avere impatto sull’esperienza di utilizzo degli utenti e addirittura portare ad anomalie nelle operazioni. Altra nota dolente è la mancanza di protocolli che impediscano l’inserimento di password troppo semplici e quindi facilmente violabili dai malintenzionati; ben il 41% dei servizi di scambio esaminati presentava questa vulnerabilità. Infine il 3% degli exchange sotto osservazione non aveva neanche un sistema di autenticazione a due fattori (cioè che si basa su due diversi metodi di autenticazione).

ICORating all’interno del resoconto, recita testualmente:

Nessuno è mai totalmente protetto dalla perdita dei propri fondi in criptovalute. Gli utenti dovrebbero pertanto investire in monete affidabili, diversificare il proprio portfolio e utilizzare soltanto exchange attendibili.

Se vi sembra un argomento poco importante o pensate di essere immuni a tale problematica, vi basti pensare che nel periodo di tempo che copre gli ultimi 8 anni, ci sono stati ben 31 exchange che hanno subito un attacco ad opera di hacker con una perdita economica di oltre un miliardo di dollari.

Chi volesse leggere il report integrale di questo studio, può farlo a questo LINK.

Ricordo la raccomandazione che faccio sempre quando affronto argomenti che riguardano gli exchange, rivolta sia a chi è alle prime armi che ai più esperti: mai lasciare le vostre monete virtuali sugli exchange per più del tempo necessario ad operare gli scambi che volete realizzare. Il contenuto di questo post dovrebbe avervi chiarito del perché di tale affermazione.

Tornando sull’argomento sicurezza, prima parlando di Coinbase Pro, vi avevo detto che la leadership della classifica di sicurezza degli exchange era abbastanza scontata; infatti questo servizio di scambi è sempre molto attento a questo aspetto e non a caso ad agosto di quest’anno ha presentato un nuovo brevetto per aumentare la sicurezza delle transazioni in BTC, che è stato così apprezzato al punto da essere successivamente approvato dalla USPTO (United States Patent and Trademark Office, cioè il più importante organismo amministrativo incaricato di rilasciare i brevetti ed i marchi depositati negli Stati Uniti d’America).

Sempre riguardo Coinbase è notizia di questi giorni che la società Californiana con sede a San Francisco, sarebbe in trattativa con la Tiger Global Management, una delle più importanti società d’investimento nata nel 2011, riguardo ad un possibile finanziamento da 500 milioni di dollari e che si starebbe muovendo molto in fretta su più fronti per il lancio di quattro nuovi prodotti che permetterebbero di sboccare dei fondi che ammontano a 10 miliardi di dollari in investimenti istituzionali, rimasti fino ad oggi inutilizzati.

Tutto questo ha cominciato a far circolare voci che la Coinbase potrebbe così raggiungere un valore societario di ben 8 miliardi di dollari, con buona pace per chi continua a insinuare che le criptovalute siano una moda o una semplice bolla finanziaria.

Un saluto, Carlo

——————————

Fonte: it.cointelegraph.com

Image Sources: Featured (Exchange by Nick Youngson CC BY-SA 3.0 ImageCreator), 1 , 2 (CC BY 2.0 – Marco Verch for Flickr)

12 votes, average: 4.92 out of 512 votes, average: 4.92 out of 512 votes, average: 4.92 out of 512 votes, average: 4.92 out of 512 votes, average: 4.92 out of 5 (12 votes, average: 4.92 out of 5)
You need to be a registered member to rate this.
(2042 total tokens earned)
Loading...

Responses

  1. Adil Elias

    Excellent post @miti. The security aspect is so important and I understand that it’s hard to to explain the new aspect of controlling one’s keys, after all every previous generation are used to trust the banks because that’s all they knew.

    But this generation has far less trust in the banks, that it may be even a great idea to promote that aspect that the banks don’t have (giving people the ability to control their own keys) especially whenever there’s some bank holidays like in Cyprus or whenever there’s some bank holidays..etc.

    (1)