Nel lontano 2014, due giovani ingegneri appassionati di videogame, film e fumetti nella quale comparivano i Mech, decisero di avviare una startup con il sogno di portare i combattimenti tra questi robot giganti nella realtà. Nasceva MegaBots Inc, dalle menti dei fondatori Gui Cavalcanti e Matt Oehrlein con base in Hayward, California.

La squadra dietro MegaBots Inc.

Per chi fosse estraneo al termine Mech (o Mecha), si tratta di una traslitterazione del termine giapponese “meka” a sua volta proveniente dal latino “mechanica” (mezzo, strumento). Il termine viene utilizzato per riferirsi a robot mastodontici, in genere con fattezze antropomorfe, resi celebri da diverse saghe di anime giapponesi (Gundam, Code Geass, Evangelion), film (Pacific Rim, Transformers) e giochi, da tavolo (BattleTech) o elettronici (Total Annihilation, MechWarrior). Per chi non è un grosso fan del mondo orientale e ha qualche annetto sulle spalle, nomi come Mazinga, Jeeg e Goldrake riescono sicuramente a renderci l’idea di cosa sia un Mech.

Lo scopo iniziale di MegaBots era quello non solo di portare nella realtà i Mech, ma di renderli pilotabili, equipaggiarli con armi, farli scontrare tra di loro e rendere tutto ciò un vero e proprio sport che possa tenere milioni di fan in tutto il mondo. In circa un anno e mezzo, la compagnia termina la costruzione del primo mech da combattimento o battlemech funzionante, per un costo complessivo di oltre 2 milioni di dollari per un ammasso di acciaio alto 4,5 metri per quasi 5 tonnellate di peso. Nome in codice: Mk II Megabot.

Poco prima del termine della costruzione del primo mech, la startup lancia il guanto di sfida all’azienda Giapponese Suidobashi Heavy Industries, l’unica oltre a MegaBots ad aver costruito un mech pilotabile, il Kuratas, con un peso di poco maggiore alle 2 tonnellate. Colpita nell’orgoglio, dato che il Giappone è la terra natale dei mech, la Suidobashi accetta la sfida, ad una sola condizione: deve essere consentito il combattimento corpo a corpo. In pochi giorni, non solo era stata organizzata una sfida epocale, ma questa prometteva anche di essere spettacolare. Siamo a fine 2016, ed inizia il conto alla rovescia per la prima battaglia tra due mech pilotati da esseri umani.

Entrambe le aziende si prendono un anno intero per preparare i loro mech alla battaglia. MegaBots lancia una campagna su Kickstarter per finanziare migliorie al prototipo iniziale: vengono raccolti più di 500 mila dollari, abbastanza per perfezionare il secondo battlemech, nome in codice Eagle Prime (Mk III). Gli avversari della Suidobashi devono invece adattare il loro mech per il combattimento: pensato per essere agile e stabile, puntano specialmente sul combattimento corpo a corpo.

Nell’ottobre 2017, avviene il combattimento, in Giappone. L’evento viene trasmesso in diretta, ed il combattimento dura circa una ventina di minuti, suddivisi in tre round. Rispetto le versioni iniziali, tutti i mech hanno subito dei pesanti cambiamenti, arrivando a pesare più di 10 tonnellate (considerate, oltre le armi, le protezioni per i piloti).

Mentre gli Americani prediligono armi a distanza (sia l’ Mk II che Mk III sono dotati di cannoni automatici) i Giapponesi dotano il Kuratas solamente di un mitragliatore, concentrandosi sulla mobilità e sulle braccia rinforzate.

Il primo match vede il primo prototipo MegaBots MkII soccombere rapidamente da un colpo ben assestato del Kuratas, che sbilancia il battlemech mandandolo a terra. Il duello tra il Kuratas ed Eagle Prime invece è più intenso.

Entrambi i battlemech utilizzano i loro punti di forza: il Kuratas si nasconde inizialmente per evitare le prime salve dei cannoni dell’MkIII, successivamente si avvicina e ingaggia, dopo aver utilizzato un drone per distrarre l’avversario. L’esito finale, ovviamente, non lo svelo.

Nonostante l’enorme successo di questo evento, non si è avuto un seguito alla cosa, anzi, l’azienda MegaBots è in condizioni disastrose. Nel 2018 compare sul canale ufficiale di MegaBots un appello accorato del fondatore, che lancia un ulteriore crowfunding tramite piattaforma patreon, per tenere in vita l’azienda ed il suo sogno. L’ultimo aggiornamento risale al 10 Agosto, e sembra che la cifra raccolta sia ancora molto sotto la soglia per tenere in piedi l’azienda: nonostante questo l’azienda continua a dare spettacolo organizzando diversi eventi con i loro battlemech a scopo di raccolta fondi, che sembrano avere invece un discreto successo ed attirare un buon numero di fans!

 

Anche se MegaBots non se la passa bene, l’azienda ha comunque il merito di aver reso reale qualcosa che fino ad ora era possibile vedere solamente nei videogiochi e negli anime giapponesi!

Tutte le immagini sono di proprietà di MegaBots Inc. – Fonte

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Responses

  1. Dexpartacus

    Che spettacolo la sfida dei robottoni del video!
    Bel post, grande! Un salto nel passato quando da piccolo ci andavo fuori per i cartoni animati che hai citato, Mazinga AZ era un must!
    Un’altra che mi piaceva un sacco erano i Voltron, anche se forse più recenti e più “complessi” visti i 4 leoni degli elementi coinvolti!
    Non sapevo che qualcuno avesse avuto la splendida idea di realizzare sul serio tutto ciò! Complimenti a loro per la caparbietà!

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  2. miti

    Ma che fai, mi passi dalla chirurgia ai mega Robot?! 😀
    Anche a me queste sfide piacciono anche se forse ero più concentrato sui robot in miniatura che si sfidavano nell’arena. Credo andasse in onda su Italia1 tanto tempo fa, poi non ho più avuto il tempo di seguire la cosa.
    Non sapevo avessero fatto un crowfunding per questo!

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