Sarà capitato a tutti voi di svegliarvi in piena notte, agitati ma incapaci di muovere un singolo muscolo del vostro corpo, con l’intenzione di urlare aiuto ma con la voce che non vuole uscire. Anche se questo fenomeno è un’esperienza davvero orribile, si tratta di un fenomeno innocuo, di cui non si conosce bene la causa e che prende il nome di paralisi ipnagogica o più comunemente, paralisi nel sonno.

I sintomi: tra scienza e paranormale

 

Una succube all’opera. Fritz Schwimbeck – My Dream, My Bad Dream – Immagine sotto licenza CC0

La paralisi ipnagogica soggiunge per lo più subito dopo il risveglio o più frequentemente, poco prima di addormentarsi. La principale caratteristica è la sensazione di panico totale, accompagnato da paura e da voglia di scappare o gridare, con una totale impossibilità di muovere qualsiasi muscolo del corpo. Questa condizione è spesso accompagnata da un formicolio lungo tutto il corpo, dispercezioni uditive o addirittura vere e proprie allucinazioni. Talvolta, chi ne viene colpito afferma di aver sentito voci sussurrare frasi incomprensibili oppure vedere figure con fattezze più o meno umane, aggirarsi per la stanza. Per questo motivo la paralisi ipnagogica è spesso associata alla descrizione di ipotetici rapimenti alieni e fenomeni paranormali, come la visione di demoni o fantasmi. Nell’antichità, si riteneva che la causa di questo fenomeno fossero particolari demoni femminili, le succubi (o le loro controparti maschili, gli incubi), che paralizzavano le loro vittime durante il sonno e le coinvolgevano in pratiche sessuali proibite. Ancora, molti attribuiscono a questa condizione la possibilità di avere delle OOBE (Out-of-body-experience); ovvero la possibilità di sganciarsi dal proprio corpo e fluttuare, come anime, in giro per la casa o addirittura compiere dei lunghi viaggi per poi ritornare nel proprio corpo. In Italia, le paralisi nel sonno sono legate al mito della Pantafecha (dall’Abruzzese Pantafc), figura spettrale con becco allungato che paralizza la vittima e la tormenta per tutta la notte.

La biologia dietro la paralisi ipnagogica

Attività cerebrale durante il sonno. Durante la fase REM, l’attività neuronale è simile a quella da svegli. – Immagine sotto licenza CC0

La paralisi nel sonno si manifesta spesso in soggetti che soffrono di narcolessia, una patologia caratterizzata da eccessiva sonnolenza durante il giorno, allucinazioni ipnagogiche e cataplessia. Anche una condizione di stress eccessivo o una cattiva qualità del sonno possono determinare l’insorgenza della paralisi nel sonno. Nella letteratura scientifica sono stati descritti tanti altri fattori in grado di promuovere l’insorgenza di una paralisi nel sonno, come farmaci, disturbi psichiatrici, sesso, età, peso corporeo, personalità, corredo genetico, che possano influenzare il manifestarsi di questa condizione patologica. Non si tratta di una condizione rara: si stima che più dell’8% della popolazione generale ne soffra. Dal punto di vista fisiologico, la paralisi ipnagogica è data da due elementi: la totale atonia muscolare e quindi l’impossibilità di muoversi, associata ad un cervello attivo, capace di tradurre segnali elettrici alla nostra coscienza. Più nello specifico, la paralisi avviene quando ci troviamo nella fase di sonno REM, che è una fase caratterizzata da un’attività cerebrale quasi paragonabile a quella dello stato di veglia. È proprio durante questa fase che i sogni si formano e diventano “vividi”. Durante il sonno REM, diverse aree del tronco encefalico (formazione reticolare del ponte e midollo ventromediale) inibiscono attraverso neuroni GABAergici i motoneuroni, ovvero i neuroni deputati al controllo dei muscoli volontari. Quando vi è un sonno irregolare, come nei soggetti affetti da disturbi del sonno oppure nei periodi molto stressanti, si assiste ad una sovrapposizione delle fasi del risveglio con quella del sonno REM: ne consegue un risveglio “percettivo” nella quale la nostra mente è vigile ma i nostri muscoli sono ancora inibiti dal sonno REM. Quindi, pur potendo udire o vedere ciò che ci circonda, non riusciamo a compiere nessun movimento e cadiamo in uno stato di panico e terrore .

La “figura dell’intruso”, ovvero l’allucinazione di una presenza che a volte accompagna la paralisi nel sonno, sembra essere data da una proiezione del proprio corpo che arriva alla coscienza. Il meccanismo è affascinante: al nostro cervello arrivano due informazioni dalla periferia motoria, il comando di movimento e l’informazione propiocettiva, ovvero l’informazione che ci dà coscienza della posizione del nostro corpo nello spazio. Durante questa paralisi, vi è una dissociazione di queste informazione: i comandi di movimento sono bloccati e quindi arrivano alla coscienza solo le informazioni propriocettive. La conseguenza è che abbiamo la sensazione di fluttuare (perché avvertiamo parti nostro corpo in una posizione diversa da quella in cui si trovano) oppure “vediamo” una figura umanoide che altri non è che la percezione a distanza di ogni singola parte del nostro corpo.

Rilassarsi è la chiave

La condizione è benigna seppur estremamente spiacevole: nella maggior parte dei casi basta rilassarsi, soprattutto prima di andare a coricarsi. Una dieta leggera ed evitare di svolgere attività stressanti la sera, regolarizzano il sonno e ne migliorano la qualità, scongiurando il rischio di una paralisi nel sonno.

Accanto a questa raccomandazione, è importante sapere di cosa si tratta in maniera da rimanere più tranquilli qualora dovesse accadere e ridurne durata ed intensità. Il trattamento più efficace per chi soffrisse cronicamente di questo disturbo prende il nome di Meditation-relaxation therapy (MR Therapy) e consiste in quattro fasi principali:

 

  1. Riconoscimento dell’attacco e della sua natura benigna
  2. Riconoscimento che paura e ansia prolungano la durata dell’attacco
  3. Focalizzarsi su un qualcosa di positivo
  4. Concentrarsi sull’ evitare di muoversi e rilassare la muscolatura

Seppur non esistano studi randomizzati, alcune ricerche preliminari hanno dimostrato che la MR therapy si mostra estremamente efficace nel far rientrare la sintomatologia della paralisi del sonno.

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