This entry is part 1 of 2 in the series Italia - I posti più belli

Alla ricerca della straordinaria flora spontanea della parte nord-occidentale dell’isola. Col passare del tempo sarà sempre più difficile riconoscere le specie naturali da quelle coltivate in fuga dai giardini…  Aprile in Sardegna.

 

In aprile la costa della Sardegna è invasa dal sole che sul continente arriverà solo più tardi: quella interminabile corona di cespugli che costituisce la macchia mediterranea si rigonfia con una vitalità davvero sorprendente.

 

Macchia viva. È proprio la macchia più tipica (Euphorbia dendroides ) che si  trasforma integralmente assumendo una colorazione viva ma dalle tonalità sommesse. E meraviglia la varietà e combinazione di sfumature che si realizzano in ogni tratto di costa coperto da questi cespugli: un vero e proprio mosaico naturale, composto da tasselli di forma arborea addossati l’un l’altro fino a rivestire i pendii. La primavera sarda inizia qui, su questa costa che è allo stesso tempo simbolo e spiegazione di una realtà ambientale unica. Quel mare dall’azzurro insuperabile, che può essere considerato in termini estetici un accattivante contrappunto cromatico tra le Euphorbia policrome ed il celeste del cielo, costituisce infatti l’elemento regolatore del clima isolano.  La sua perenne influenza fa si che qui, prima e più che altrove, il vigore della ripresa vegetale trovi le condizioni ideali per raggiungere livelli di grande ed evidente vitalità. È  proprio la combinazione di carattere marittimo e continentale ( la Sardegna ha un’estensione e consistenza geografiche tanto massicce da nascondere presto, dopo un breve tratto dalla costa, la condizione isolana) a segnare l’originalità dei tempi e delle forme botaniche. Ma in genere un itinerario attento al mutare della vita vegetale in rapporto all’ambiente renderà subito chiaro il carattere unico di questo lembo di terra: è un continente in miniatura dove si realizzano con ordine le mutazioni relative ad altitudine ed esposizione solare ma dove non si smette mai di riconoscere il segno dell’alito marino. Uno spaccato ideale di una realtà unica lo si comincia a riconoscere sbarcando all’ombra di Capo Caccia, al lato opposto della rada di Alghero.

Agavi e fichi d’India. La cornice di macchia a Euphorbia è qui sotto il primo baluardo della vegetazione verso il mare. Ad esso si affiancano agavi e fichi d’India, simboli perenni di una mitezza che non si concede distrazioni pericolose con irrigidimenti climatici improvvisi. Questi si sono addossati ai muretti a secco e devono la loro diffusione alla mano dell’uomo che li vuole quali ostacolo protettivo e semplice elemento decorativo esotico. Ma la nuova lampante esplosione di colori, o meglio di un solo colore, il giallo vivo, e dovuta al proliferare dei giganteschi Ferula communis, sorta do grandi finocchi coronati da molteplici ombrelli ( appartengono appunto alla famiglia delle ombrellifere) che spiccano sullo sfondo azzurrognolo del paesaggio. Al contrario della macchia la loro diffusione non è circoscritta ad aree precise: dal ciglio della falesia candida del promontorio calcareo fino alle prime pendici del Gennargentu la campagna è punteggiata da macchie vivaci, talvolta da sfumature  compatte che si diffondono negli apprezzamenti coltivati. In genere i Ferula  restano relegati ai margini delle colture, sui fossetti d’irrigazione e sui cigli stradali. Ma tanta sembra di essere la loro vitalità che difficilmente si possono escludere totalmente da alcuna superficie e in definitiva non si traversa lembo di Sardegna senza intravederli in una qualche forma e misura.

Un mondo diverso… Lasciando questo ambiente tipicamente marittimo e addentrandosi in quel corpo roccioso che domina alle spalle di Alghero, cioè a dire scalando le ripide montagne che si gettano in mare e passando in quel’altopiano  mitigato dal lago di Monteleone, entriamo in un mondo vegetale radicalmente diverso, ma non certo monotono. All’ombra di sughereti secolari erbe e fiori creano una foresta erbacea policroma. Di questa particolare dimensione è interessante andare a esplorare una zona che resta sempre trascurata, lasciata in secondo piano: alla base di queste piante cosi cresciutesi evolve infatti un piccolo universo di erbe, muschi e fiori tanto vivace e vario quanto quello più alto di statura; e tanto più interessante in quanto raffinato mantello sulla superficie di rocce e suoli.

 

***Tutte le foto sono mie. Pubblicato anche su Steemit.

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Responses

  1. Sardart

    “La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come paradiso”.
    Fabrizio De André

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