Un saluto a tutti,

dopo l’entusiasmo iniziale, in cui molti campus universitari Americani avevano aperto le porte alle donazioni in criptovaluta, un clima contrastante riguardo la questione si sta rapidamente diffondendo. Infatti se inizialmente la novità era stata presa come un passo nel futuro e quindi si era diffuso molto ottimismo in tal senso, alimentato dal tam tam della rete e dei cripto-entusiasti, negli ultimi giorni alcuni rifiuti eccellenti da parte di rinomate Università degli States, hanno spento tale euforia.

Attualmente la situazione è molto discordante, perché se da una parte gli studenti si stanno sempre più dimostrando interessati alle criptovalute e alle blockchain, dall’altra parte l’Istituzione che deve forgiarli ed istruirli su tali argomenti si rifiuta di accettare le donazioni in queste modalità. Può sembrare un paradosso e forse lo è, ma le Università hanno dato le loro argomentazioni per giustificare questo atteggiamento negativo.

La cosa che va subito detta è che in via generale molte Università Americane sono riluttanti alle donazioni “non convenzionali”, cioè che non abbiano come oggetto denaro liquido. Questa è la motivazione per cui negli anni molte di loro hanno rifiutato donazioni di qualsiasi genere: opere d’arte, azioni e addirittura appezzamenti di terra o suoli. Questo è un discorso vero per la maggior parte dei casi, ma ci sono sempre le eccezioni.

La linea di condotta generale, resta comunque quella di accettare solo donazioni in moneta Fiat rifiutando gli altri tipi di donazioni, lasciando l’onere della liquidazione di eventuali beni al donante. Da questa mia ultima frase, si può ben comprendere quale sia la prima motivazione del rifiuto di queste donazioni atipiche.

Infatti ricevere beni di natura diversa dal denaro tradizionale richiederebbe del tempo e soprattutto del personale per gestire gli stessi, con l’onere della vendita per entrare in possesso del rispettivo controvalore in denaro. La cosa si fa ancora più complessa con dei beni come le criptovalute che hanno delle caratteristiche che possono di per se far desistere chi le riceve. Se per un esperto ricevere una donazione in criptovaluta potrebbe essere uno stimolo e un regalo estremamente gradito, se visto in prospettiva, per chi non ha esperienza nel settore potrebbe rivelarsi un problema da affrontare.

In primis l’eccessiva volatilità delle criptovalute le rende uno strumento instabile da padroneggiare, soprattutto se ci sono dei bilanci da redigere e conti da portare avanti. Secondariamente approcciarsi al mondo delle criptovalute, per un totale neofita potrebbe essere molto problematico; aprire un wallet per ricevere la donazione, liquidare le posizioni scegliendo il timing corretto, decidere se tenerle guardando in prospettiva per ottenere addirittura un ulteriore guadagno o come fonte d’investimento. C’è anche un problema legato ai portafogli d’investimento dei vari College, che vengono strutturati in modo da essere estremamente bilanciati; inserire nello stesso delle criptovalute, che come ho detto poc’anzi comportano la gestione di un’estrema volatilità, potrebbe sbilanciarli troppo.

Troppe variabili per un’Istituzione che deve focalizzare la propria attenzione sull’educazione dei propri studenti, piuttosto che sul trading delle monete virtuali.

Proprio sul ruolo educativo volevo focalizzare la mia attenzione. Come ho scritto prima, per l’Università intesa come Istituzione responsabile dell’educazione dei suoi allievi, è un controsenso opporsi al futuro in maniera così cieca e poi pretendere di insegnare agli studenti quello che si rinnega. Dal canto loro gli studenti americani sono sempre più appassionati ad argomenti quali le criptovalute e le blockchain, smart contract e Bitcoin. Al punto che anche al di fuori delle aule universitarie si sono creati dei club che hanno come oggetto questi argomenti e che accomunano tanti appassionati e anche qualche investitore.

Non a caso i corsi che trattano tali argomentazioni registrano numeri di iscritti sempre crescenti, a dimostrare l’interesse che si sta sviluppando intorno a queste tecnologie e a questo nuovo modello economico, che forse delle menti più “fresche” come quelle degli studenti intravedono come il futuro che li aspetta.

Un episodio che mi ha colpito è stato quello di Yale, fortemente contraria ad accettare donazioni in criptovalute. ma che annovera tra i suoi manager David Swensen noto per avere investimenti in almeno due fondi focalizzati su criptovalute e start-up nel campo delle blockchain. In un’indagine di qualche tempo fa condotta da Bloomberg, le Università più chiuse alle donazioni di Criptovaluta restano proprio Yale e Harward cioè due tra le più rinomate ma forse con una tradizione ingombrante da rispettare. Tra gli esempi virtuosi spiccano invece i nomi della University of Puget Sound, la University of California a Berkeley, il MIT (Massachusetts Institute of Technology) e la Cornell University.

Il primo esempio conosciuto di Università Americana che ha accettato una donazione in monete virtuali, riguarda la University of Puget Sound, che dopo tanti tentennamenti e indecisioni, focalizzate anche su come ricevere una donazione in criptovaluta (che implicata il possesso di un wallet atto a riceverla), accettò quella di Nicolas Cary, ex studente della Puget Sound e molto conosciuto negli ambienti delle criptovalute e delle blockchain. Quest’ultimo fece una donazione di 14.5 Bitcoin nel 2014, che l’Università vendette quasi immediatamente per monetizzare in valuta Fiat, non essendo in grado di gestire la criptovaluta. Il risultato rapportando quella vendita ai giorni nostri, corrisponde a un mancato guadagno di almeno 95,000 Dollari.

Per concludere, per ora le criptovalute vengono più viste come un problema da gestire che come un’opportunità e finchè le cose resteranno così, le monete virtuali faticheranno ad entrare in ambienti ultra-tradizionalisti come quelli dei College Americani.

Un saluto, Carlo.

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Fonte: Bitcoinist , NewsBtc

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Responses

      1. CryptosDecrypted

        By then institutional investment in crypto will be well underway. In the US the regulatory framework will likely be much clearer. The leading cryptos especially BTC will then be perceived as viable endowment vehicles particularly for any of the tech-orientated universities and institutions. Just my guess!

        (0)
  1. Yanika

    As far as I know the Edu subjects in crypto are becoming viral across the world. Not sure how it is in other countries regarding crypto injections in Unis, but there is going to be an overall crypto educational adjustment, so who knows the nowaday education system might be too archaic.

    (1)