Qualche giorno fa, mi sono imbattuto in un video sulla pagina Fanpage.it dove un ragazzo giapponese di 20 anni, Take, raccontava del suo impegno civile nel rimuovere cicche e carte dalle strade della sua attuale città, Napoli. Il video ovviamente ha fatto il giro dei social ed è stato estremamente apprezzato, ma cosa più importante, spero abbia spinto a riflettere, come è successo nel mio caso.

“Ho vissuto a Milano per 5 anni, ho visto le cicche per le strade, non mi piaceva. Non sono riuscito a farlo per Milano, ma visto che starò a Napoli per 10 mesi, ho deciso di fare questa cosa.”

dice Take nell’intervista, riferendosi alla pulizia delle strade.  L’ esempio di Take ha spinto altri giovani partenopei ad aiutarlo, dando vita ad una piccola organizzazione di volontari che aiuta a tenere la città pulita. L’intervista ha proprio questo come scopo: Take ha voluto fare pubblicità (finalmente vediamo un uso positivo dei social) all’iniziativa in modo non solo da ampliare il gruppo di volontari, ma per assicurarsi che quando lui andrà via, i suoi coetanei continuino a tramandare questo esempio di civiltà.

Dal Giappone: rispetto per l’ambiente e la responsabilità per la sua salvaguardia

Mentre per noi il comportamento di Take ci sembra qualcosa di eccezionale ed estremamente virtuoso, per i giapponesi è una cosa normale: fin da bambini infatti vengono educati al rispetto dell’ambiente ed a pulire ciò che si sporca. Ma non si tratta solamente di tenere il posto in cui si vive pulito. 

I Giapponesi sono responsabilizzati fin dalla tenera età ad essere cittadini con diritti e doveri.

Dalle elementari in poi, i bambini giapponesi dedicano parte della loro giornata scolastica a pulire l’aula, corridoi e scale della propria scuola: è un attività di gruppo che viene svolta in maniera efficiente ma giocando. I bambini inoltre aiutano in cucina e servono gli altri bambini durante le ore di mensa. Ciò che sembra sfruttamento minorile invece è un importante scelta educativa, in cui sin dalla tenera età ai bambini vengono insegnati i principi del gioco di squadra, del socializzare, del tenere pulito l’ambiente in cui si vive e si lavora perchè poi lo si dovrà pulire, la responsabilità di fare per gli altri quello che vorresti fosse fatto a te. I bambini ruotano in queste mansioni, e quindi vengono a sapere tutti cosa si prova a pulire un bagno o a servire ai tavoli, creando rispetto per il prossimo ed equalizzando tutti. Questa “usanza” viene tramandata anche alle scuole superiori e addirittura in alcune aziende giapponesi: non si finisce mai di essere cittadini del mondo.

Dalla Germania: non bambini, ma piccole persone

L’ uomo tedesco si sa, è una macchina efficiente. Anche in questo caso, l’efficienza tedesca passa da un educazione rigorosa sin dalla tenera età. Il tutto inizia nei kindergarten, ovvero la scuola che accoglie bambini dai 3 fino ai 6 anni. I bambini qui vengono responsabilizzati sin da subito: non vengono trattati come esseri inermi ed incapaci, ma come piccole persone, dotate di una propria autonomia seppur limitata e che vanno solo indirizzati. Mi spiego meglio: troppo spesso i bambini in quella fascia di età vengono ancora vestiti dalla mamma, puliti, accompagnati in tutto. Questo comportamento non solo è inutile perché il bambino è assolutamente capace di fare quelle cose in autonomia, ma è controproducente per l’autostima del piccolo stesso, che diventa dipendente dall’adulto anche per le piccole cose. Il bambino quindi non acquisisce il concetto secondo cui le cose difficili si ottengono con impegno, ed alla prima difficoltà chiede aiuto ai genitori. Nei kindergarten, gli adulti si rivolgono ai bambini con sincerità ed in maniera diretta trattandoli come persone, in maniera sicuramente diversa dagli adulti ma comunque in modo da metterli sullo stesso piano. Se possono farlo, i bambini si vestono da soli, mangiano e si lavano in autonomia anche se ciò dovesse richiedere più tempo e tanta pazienza: sono queste le prime sfide della vita. Il distacco con i genitori è vissuto come un’evenienza naturale e come tale viene accettata, senza posticipi o misure straordinarie di sorta. In qualsiasi momento il bambino può chiamare i genitori e ben presto si abitua a stargli lontano anche per giorni, visto che si organizzano sin da subito gite anche di giorni.

All’asilo i bambini giocano sin da subito con strumenti “pericolosi” come colla e taglienti

Ancora, i bambini vengono responsabilizzati sin da subito: esistono in queste strutture apposite aree per giocare anche in maniera “pericolosa”, con il fuoco o attrezzi reali come seghe, martelli e colle. La filosofia è che nulla è pericoloso se si conosce il modo giusto di utilizzarlo. Anche se ci sembra assurdo, pensateci un attimo: meglio avere subito un riscontro con le cose pericolose, sapendo come vanno usate e che pericolosità hanno o lasciare che il bambino, senza che ce ne accorgiamo, giochi senza istruzioni con il martello che avevamo nascosto in casa? Stessa cosa per gli indumenti, sarà il bambino a decidere come vestirti e a decidere se ha caldo o freddo. Quante volte le nostre mamme ci hanno detto “non correre perchè cadi?” o non “toccare perchè ti fai male?” o ci imbottivano di maglie perchè “fuori fa freddo” e noi invece soffocavamo dal caldo?

Dalla Francia: cooperazione, sport e ambiente

L’educazione allo sport è importantissima sin dai primi anni di vita.

Ultima iniziativa, anche se privata, viene dalla Francia. Si tratta di utilizzare come mezzo collettivo di locomozione, per i bambini in età scolare, una specie di navetta a pedali. Più semplice a vedersi che a spiegarsi, si tratta di una navetta 100% ecologica, dotata di un motore elettrico e di 9 posti a sedere, che è mossa dalle pedalate dei passeggeri. I bambini quindi, vengono presi casa per casa ed il conducente li porta a scuola. Solo che a pedalare sono proprio i bimbi! Questo sistema di educazione è importante per numerosi fattori: combatte il sovrappeso in età infantile, educando i bambini a praticare sport, favorisce la socializzazione, la cooperazione ed insegna le basi dell’educazione stradale. Il progetto prende il nome di S’Cool Bus ed è stato ideato da Amaury Piquiot, che ha preso ispirazione da un mezzo visto in Olanda. La diffusione del mezzo è partita dalla cittadina francese di Rouen e piano piano si sta diffondendo in tutta la Francia.

Le mie riflessioni

Mi sono sempre posto in maniera estremamente critica verso il nostro sistema scolastico, che risulta estremamente rigido e assolutamente poco flessibile. Ricordo quando ero studente, e mi veniva imposto di mandare a memoria una quantità assurda di nozioni, senza che nessuno mi dicesse il perchè. Era tutto fuori contesto, tanto che ho iniziato ad apprezzare seriamente gli studi solo una volta raggiunto l’università. Li infatti, l’organizzazione dello studio era mia, sapevo che dovevo acquisire certe nozioni finalizzate alla comprensione di temi più complessi: solo dopo più di 10 anni sui libri ho compreso a cosa servisse parte delle informazioni acquisite negli anni precedenti. Un altra cosa che mi preme dire, riguardo l’educazione tedesca: non mi sono mai sentito persona con equi diritti e doveri fino a quando non sono giunto all’università, ed i professori si rivolgevano al me con il “Lei”. Quel “Lei” pesava tantissimo: era un modo diretto per dirmi che eravamo sullo stesso piano, che ero adulto e che ad ogni mia azione corrispondeva una conseguenza di cui io ero l’unico responsabile. Niente più salvataggi da genitori che troppo spesso imboccano i figli oltre i trent’anni.

L’educazione tedesca punta quindi all’autostima ed all’autosufficienza, mentre quella giapponese si concentra molto di più sulla cooperazione, sul rispetto del prossimo e dell’ambiente. Immagino i visi contratti delle mamme moderne se sapessero che i loro figli sono “obbligati” a pulire le aule un paio di volte la settimana, i bagni, la cucina ed a servire ai tavoli. Paradossalmente, vi è una differenza generazionale importante: mentre le mamme attuali trattano i loro figli come bambole di cristallo, facendoli crescere in un ambiente iperprotettivo e deresponsabilizzato, i figli della generazione precedente, sentono addosso il peso ed il dovere di cambiare le cose. Vedo nei miei coetanei la voglia di cambiare il mondo, di lanciarsi in progetti innovativi e ne è testimone il fatto che l’iniziativa di cui ho parlato all’inizio, quella di Take, ha subito avuto il suo seguito, con altri giovani che si sono uniti per tenere la città pulita.

Se fossero insegnati questi valori, così come la cooperazione e la socializzazione tramandata dall’iniziativa francese, le nuove generazioni crescerebbero con valori totalmente diversi, ormai persi, come quello del rispetto del prossimo e della reciproca collaborazione. Pensiamo a quanto sia diffuso il bullismo nelle scuole ai giorni d’oggi e a quanto, una modifica sociale di questo tipo, possa impattare su questo come tanti altri problemi sociali che affliggono gli studenti italiani. Non solo, gli adulti che ne uscirebbero, sarebbero predisposti a sforzi collettivi importanti per far fronte alle più disparate emergenze: non a caso in Giappone vengono costruiti ponti e riparati i danni dei terremoti nell’arco di pochissimi giorni, mentre da noi occorrono anni. Più che mai, la scuola, così come i mass media, dovrebbero concentrarsi sui giovani e a renderli adulti molto migliori di quello che siamo noi ora. Non sarebbe il caso di tornare un po’ tutti a scuola?

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Responses

  1. Alessandro

    Dobbiamo prendere esempio da lui anch’io ho visto il video di fanpage finalmente non lucrano sui morti

    P.S che ne dici di fare un articolo in cui fanpage dopo la morte di una celebrita fa 8 video di fila un esempio e astori

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