Un saluto a tutti,

molto spesso si guarda alle criptovalute come uno strumento di pura speculazione, dimenticando che lo scopo per cui sono state ideate e realizzare era garantire la libertà economica dallo strapotere delle Banche e dei cosiddetti “centri di potere”, ovvero quelle persone e quei gruppi che detengono grosse quantità di denaro, tali da poter decidere le sorti dei cittadini comuni.

Ma ci sono delle zone del mondo dove questa funzione non è stata dimenticata e anzi si lavora proprio per cercare di rendere la vita migliore grazie al loro utilizzo. Paesi fortemente in crisi la cui svalutazione monetaria ha messo fortemente a rischio l’intera economia nazionale, al punto da ridurre gran parte della popolazione allo stato di povertà. L’esempio più in evidenza in questo periodo è quello del Venezuela, che ha creato la propria criptovaluta, il Petro, per rilanciare la propria economia nazionale visto che è da mesi sull’orlo del default tecnico, che combatte contro un’inflazione che va oltre il 650% e una decrescita del 12%, secondo le stime ricavate dai dati del Fondo Monetario Internazionale.

Ma il caso del Venezuela è solo quello più eclatante, ma non significa sia l’unico. Nell’ultimo periodo di stanno facendo strada altre situazioni simili a quella del Venezuela. Tra le altre, quella che ha attratto la mia curiosità è quella dell’Ucraina.

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991, l’Ucraina sta vivendo una crisi senza precedenti, in cui corruzione e divisioni sociali stanno lentamente portando all’esasperazione la maggior parte della popolazione. Le ricchezze economiche sono concentrate nelle mani di poche persone, i cosiddetti Oligarchi, che fanno di tutto per difendere il loro potere a discapito della gente comune che è costretta a vivere in condizione di forte disagio economico.

Questi Oligarchi controllano la maggior parte delle infrastrutture e fanno uso della forza per contrastare chi cerca di mettere in discussione i loro privilegi e il loro comportamento è atto a tenere la loro ricchezza più lontano possibile dal popolo. Tutto ciò ad esempio portò a un vero e proprio sconvolgimento politico nel 2014 che ebbe come conseguenza il rovesciamento del governo dell’ex presidente Viktor Yanukovych. Senza un esito perché le disuguaglianze sociali sono rimaste e il potere risiede sempre nelle mani di poche persone.

Inoltre i crescenti conflitti con i separatisti, non hanno fatto altro che affossare ancora di più l’economia della Nazione, andando a ridurre ulteriormente il potere di acquisto del ceto medio/basso; secondo una ricerca di Bloomberg, il salario medio mensile si aggira intorno ai 300$. Risulta normale pensare che si sia cercata una via d’uscita da questa situazione; ed è qui che le criptovalute hanno cominciato a diventare la speranza di molti che in questo strumento hanno visto una via di uscita e un nuovo futuro monetario per l’Ucraina.

I volumi giornalieri derivanti dallo scambio di criptovalute provenienti dall’Ucraina spesso raggiungono i 2 Milioni di dollari e molte aziende locali, accettano le monete virtuali come strumento di pagamento. Molti sostenitori di queste ultime, sperano che la diffusione di questo strumento possa di fatto togliere il potere dalle mani degli Oligarchi e contribuire a una migliore redistribuzione delle ricchezze, consapevoli nonostante tutto che l’utilizzo delle criptovalute potrebbe anche creare qualche incontrollabile imprevisto dovuto all’estrema volatilità delle stesse.

Odessa si è trasformata nella capitale dei cripto-entusiasti e molti incontri con le monete virtuali come protagoniste si svolgono in questa incantevole località balneare, come ad esempio l’appuntamento annuale con il Blockchain Incredible Party. Nonostante tutto, si vivono questi incontri con grossi timori, vista la politica repressiva del governo Ucraino. A farne le spese, nel dicembre dello scorso anno, fu Anthony Kaplan, il fondatore di un sito internet con sede proprio a Odessa e che trattava le criptovalute come argomento. In quella circostanza gli furono sequestrati server, computer e un controvalore in monete virtuali per ben 250,000 Dollari; lo stesso Kaplan trasferì la sua attività in Israele dopo che il governo Ucraino si rifiutò di restituire gran parte di quanto sequestrato.

Il suo non è l’unico caso, in quanto adducendo motivazioni legate alla sicurezza nazionale, altre attività legate al mining delle criptovalute sono state represse con l’accusa di finanziare il conflitto nella zona di Donetsk. Eppure un cauto ottimismo si sta diffondendo nell’ultimo periodo.

L’ottimismo deriva dal fatto che ci sono stati spiragli di apertura da parte del Governo Ucraino, pronto a istituire una commissione che supervisioni le misure normative per le valute e gli scambi digitali. Lo stesso Governo si è affidato alla BitFury Group Ltd. per istituire un sistema per l’archiviazione dei dati basato sulla tecnologia Blockchain. Voci non confermate affermerebbero che la Banca Centrale Ucraina stia prendendo in considerazione l’emissione di una criptovaluta nazionale.

Insomma in un momento di crisi economica e sociale, l’Ucraina sta concentrando le proprie speranze proprio nelle Criptovalute e nella tecnologia Blockchain consapevole che a tanti aspetti positivi ne potrebbero corrispondere alcuni negativi e imprevedibili, in considerazione della poca maturità di questo settore. Ma la speranza batte l’incognita e come si può respirare in giro per lo stato, un numero crescente di ucraini si sta aprendo a questi tipi di tecnologie per superare le avversità e puntare a creare un futuro più gratificante.

L’Ucraina gode anche di esempi concreti come quello delle vicine Bielorussia ed Estonia, che si sono completamente aperte al futuro investendo sia dal punto di vista normativo che fiscale per agevolare il passaggio a queste nuove tecnologie. Come ho scritto anche in questo ARTICOLO, entrambe figurano nella top ten delle nazioni più inclini all’utilizzo della tecnologia Blockchain e alle Criptovalute; un ottimo esempio per l’Ucraina che potrà prendere esempio da loro per uscire finalmente dalla crisi che lentamente l’ha attanagliata e non vuole trovare una fine.

Un saluto, Carlo.

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Fonte: Bitcoinist

Image Sources: Featured , 1  (By Amakuha – Own work, CC BY-SA 3.0), 2  (By PhotoBank – CC BY-SA 4.0)

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Responses

  1. Giorgio Pfefer

    Ho sentito la notizia grazie a una vicinanza personale con quella nazione, e come nel caso del Venezuela può portare alcuni vantaggi come per esempio la cultura e maggiore informazione sulle cryptovalute e una rapida adozione del intero ecosistema, ma mi convince un po meno che vogliano creare una loro crypto che di sicuro sarà centralizzata e controllata dal governo, per cui il problema di base non si risolverebbe passando da moneta di carta a moneta digitale, e mi chiedo se non fosse meglio adottare una crypto decentralizzata esistente come ha fatto il Giappone che ha reso il Bitcoin una valuta legale dandogli al popolo la libertà di scegliere quale utilizzare.

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    1. miti Post author

      Ciao Giorgio, il tuo ragionamento non fa una piega.. alla fine se l’idea della criptovaluta nazionale non piace, la stessa non si diffonderà e la cosa finirà in un nulla di fatto. E’ comunque già importante che si stiano aprendo alle monete virtuali.

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  2. Ilia

    Thanks for the @miti article! While in Ukraine ruled by oligarchs, we will not see this crypto-economy which is accepted by society. Judge for yourself: the mayor of Kiev is a former boxer, and the President is a former “Chocolate King” (though it is hard to believe that he is a former King), the guys just changed one business to another. If we talk about the very idea of crypto-Economics, which is supported by the state, then I vote with both hands for it! I believe in blockchain and I am sure that this technology is the future! Excellent article!

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